Tutti i copia-incolla del centrodestra di Biella

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Il centrodestra di Biella ci ricasca cinque anni dopo. Forse dimenticando di essere stato sorpreso con le mani nella nutella nel 2014, quando il programma di Dino Gentile era per larghi tratti identico a quello che lui stesso aveva presentato cinque anni prima, stavolta è il candidato Claudio Corradino a presentarsi al voto con un programma che invece è copiato, in alcuni passi parola per parola, dai programmi di candidati di comuni grandi e piccoli di mezza Italia, perfino da quello di una prima cittadina siciliana, eletta nel 2015 nel Pd.

Il copia-incolla è una regola fin dalla primissima frase: «Il momento economico, sociale e storico che stiamo attraversando ha in un certo modo riportato l’attenzione su un principio che tende sempre più a essere dimenticato: la buona amministrazione». Un’affermazione a effetto che però non è farina del sacco di Corradino, né di Andrea Delmastro o Roberto Pella. La firma è di Roberto Marraccini che, nel 2013, quando la Lega era ancora orgogliosa di chiamarsi Lega Nord, fu tra i redattori delle “Indicazioni per la stesura del programma elettorale per i Comuni”, ancora disponibile sul sito web del partito. Ed, evidentemente, ancora sfruttato senza darsi pena di adattare idee e concetti al territorio che ci si candida ad amministrare, secondo una prassi che, in casa leghista, si direbbe consolidata non solo a Biella. Alla faccia del federalismo delle origini…

Basta scendere di qualche riga e giocare con Google per scoprire risultati più sorprendenti: «Un sindaco pertanto è a tutti gli effetti l’antenna dei bisogni e delle necessità della propria comunità» scrive, o meglio trascrive Corradino. Secondo i risultati del motore di ricerca, questa identica frase appare nei programmi dei candidati sindaci di Verbania, Fossombrone, Jesi, San Pietro in Casale, Poggiodomo, Opera, Brugherio, Vibo Valentia, per restare nella sola prima schermata perché – garantisce Google – i risultati sono ben più numerosi. Si tratta di programmi che spaziano dal 2013 al 2019. Ma se si vuole provare a immaginare il primo autore, bisogna arrivare al 2012, al candidato sindaco di Como Alberto Mascetti, che si presentava con un simbolo che recava ancora il nome di Bossi.

Sarebbe solo indice di fretta e scarsa cura, se il copia-incolla si fermasse alle parti discorsive e introduttive. La questione diventa più seria quando si entra nel merito dei progetti per la città, quelli che dovrebbero essere ritagliati su misura sul territorio. Come affrontare la questione sicurezza, per esempio? Partendo dai dati di polizia e carabinieri che evidenziano un calo dei reati in città? No, partendo da una frase come «Il sindaco deve farsi promotore di iniziative in collaborazione con le altre istituzioni e con le forze dell’ordine» che si ritrova quasi uguale – per esempio – nel programma del candidato sindaco di Ivrea nel 2018.

Parliamo di bilancio? Secondo il centrodestra cittadino serve una «rivisitazione complessiva del piano delle opere dando priorità a quelle ritenute più strategiche». Esattamente – parola per parola – quello che pensa il centrodestra ad Arluno in Lombardia o a Borgotaro in Emilia, per citare due esempi. Ma è importante anche la «definizione di politiche fiscali in grado di rimodulare la tassazione locale per particolari categorie di immobili» come del resto propongono anche i candidati di San Giorgio delle Pertiche (Padova) o, nel 2015, di Valguarnera Caropepe (Enna) dove però il sindaco che venne eletto con quel programma era del Partito Democratico…

Cambiando argomento, quando parla di giovani Corradino afferma: «Riteniamo doveroso sviluppare programmi di sensibilizzazione, di informazione e prevenzione per contrastare i fenomeni di violenza, bullismo e pedofilia». Esattamente quello che, con le medesime parole, proponevano i candidati sindaci di Reggello nel 2012, della già citata Como nel 2013 e di Senigallia nel 2015. Alla voce scuola c’è un’altra curiosità. Le già citate indicazioni di partito per la stesura di un programma datate 2013 sottolineavano la necessità di dare all’istruzione «un ruolo centrale nello sviluppo sociale, civile, culturale, produttivo e occupazionale della Padania». Concetto quest’ultimo che è caduto in disuso tant’è che gli strateghi del centrodestra locale hanno riportato la stessa frase sostituendo alla Padania il concetto di “nostro territorio”.

E la cultura? «Se non viene protetta e non le viene concesso di esprimersi con libertà» dicono a Biella, ma anche – e con le medesime parole – a Spoltore e a Cassano d’Adda, «può diventare suo malgrado veicolo di messaggi sbagliati». L’ultima curiosità? Buona parte del paragrafo finale del programma dedicato agli animali lo si trova punto per punto non solo sul solito canovaccio inviato dal partito, ma anche su un opuscolo del Ministero della Salute che non fa altro che riassumere norme e competenze degli enti locali.

Si potrebbe andare avanti (e chi avrà la pazienza di giocare con le ricerche di Google probabilmente troverebbe altre sorprese). Ma qui vorrei semplicemente rimarcare una differenza: la nostra coalizione ha lavorato per settimane con incontri, confronti di bozze e riunioni per aggiungere e riordinare idee e arrivare al programma che abbiamo presentato. Il centrodestra, e non è la prima volta, sceglie una via più semplice. Lascio ai cittadini il compito di giudicare quale sia la strada migliore, più seria e più affidabile.

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