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La mia intervista su Eco di Biella

Questa è l’intervista a me che Eco di Biella ha pubblicato nel numero di lunedì 20 maggio: è un utile approfondimento per conoscere nel dettaglio i nostri progetti.

È il sindaco uscente della città e a suo supporto ha quattro liste, tra cui quella del Partito Democratico, forza politica di riferimento. Marco Cavicchioli cerca la riconferma dopo cinque anni di legislatura e chiede nuovamente la fiducia ai propri cittadini.

Cavicchioli, perché dovrebbero rivotarla?
«Innanzitutto tengo a dire che fare il sindaco della città è una esperienza bellissima, indimenticabile, anche se faticosa. Abbiamo governato per questi cinque anni, andando a progettare il futuro della nostra Biella. Mi piacerebbe raccogliere i frutti di queste scelte e portare a termine i progetti. Sono conscio che cinque anni per un mandato non sono sufficienti per portare a compimento tutte le iniziative fatte».

A quali progetti si riferisce?
«Innanzitutto a quelli legati al rilancio delle periferie, dal Villaggio La Marmora a Riva e Chiavazza. Molti lavori sono stati già completati, altri invece devono partire. Cito anche il raddoppio del dormitorio, che vorrei vedere concluso da sindaco. E poi ci sono gli otto milioni che ci siamo aggiudicati con il Pos-Fer, che serviranno per il nuovo arredo urbano e per l’abbellimento del centro».

Già, il centro. In questi anni il baricentro della città è scivolato verso sud, prima con gli Orsi, poi con il trasferimento dell’ospedale. Pensate sia sufficiente un intervento di abbellimento del centro storico per invertire questa tendenza?
«Un luogo più bello è frequentato con maggiore piacere dalla gente. Il Comune deve muoversi in questa direzione per far diventare attrattiva una zona della città. Credo che se aumenterà il flusso di persone che frequenta l’area di via Italia, anche gli investitori saranno portati a puntare su questa».

Biella vive un fenomeno di spopolamento progressivo. Molti suoi avversari guardano a Milano per essere più attrattivi. Qual è il suo pensiero in merito?
«Tengo a precisare, e basta leggere le interviste dell’epoca, che cinque anni fa fui il primo, nel mio programma a dire che era fondamentale diventare attrattivi. Per questo abbiamo lavorato in gruppo, con le altre realtà territoriali, per garantire un collegamento ferroviario veloce a Biella. E’ notizia di questi giorni il via libera ai fondi per l’elettrificazione della Biella-Santhià. Un grande risultato che ci consentirà di avvicinarci alle città più grandi con minori tempi di percorrenza. A Biella si vive bene, l’ambiente è sano e la città offre tanti servizi. Partendo da questi presupposti si può diventare attrattivi».

E sulla Biella-Novara?
«L’intenzione non è quella di fermarsi alla Biella-Santhià. Continueremo a lavorare in gruppo per raggiungere anche questo obiettivo che è territoriale. Perché i pendolari di Biella preferiscono andare a Santhià anche per raggiungere Milano».

Sempre sul capitolo trasporti, passiamo a quelli locali. Con Atap avete in mente delle trasformazioni del servizio?
«Partiamo dalle cose che potranno partire già da settembre. Abbiamo parlato con la Regione e ottenuto un finanziamento per il raddoppio dell’anello urbano. Questo consentirà di abbassare i tempi di percorrenza di una linea che funziona. I dati ci dicono che in due anni i biglietti staccati sono raddoppiati».

E poi?
«Sfruttare maggiormente le nuove tecnologie. Penso a una sorta di servizio “a chiamata” che sfrutti l’utilizzo di mezzi più piccoli e percorsi studiati per le esigenze degli utenti. Prendo ad esempio la funicolare. Da quando è sempre attiva, con corse continue, gli utenti hanno iniziato ad utilizzarla con frequenza. Nel periodo del bus sostitutivo, con passaggi ogni 20 minuti, invece, abbiamo assistito ad un calo drastico. Credo quindi che il vecchio modo di pensare, con passaggi dei bus ogni tre quarti d’ora non funzioni più e si debba avere il coraggio di cambiare».

Ha toccato il tema della funicolare che ha avuto indubbiamente diversi problemi. Rifarebbe quella scelta?
«Assolutamente sì. Premetto che i problemi tecnici non sono imputabili al Comune ma all’impresa che ha realizzato i lavori e che ora sta operando per sistemare definitivamente l’impianto. La nostra è stata una scelta politica che rivendico. E a parlare sono i numeri. Tre nuove attività al Piazzo, dove fino a poco tempo fa le saracinesche si abbassavano. E tanta gente che ora frequenta il quartiere. Certo, ci sono dei problemi, come quello del rumore, ma verranno risolti».

Capitolo giovani. Lei ha deciso di non firmare più l’ordinanza sugli orari di chiusura dei locali. Come mai?
«Cinque anni fa, quando fui eletto, il problema maggiore che c’era era quello della movida in Riva. Abbiamo dato un segnale, grazie al supporto della polizia municipale, abbiamo parlato con i giovani e con i gestori dei locali. E il problema è stato risolto, senza nessuna repressione. La decisione di non firmare l’ordinanza va proprio in questo senso, grazie al costruttivo rapporto che si è creato con i gestori dei locali notturni. Si agirà tutelando loro e gli abitanti dei quartieri, attraverso una apposita figura che abbiamo ribattezzato “il sindaco della notte” che si occuperà di continuo del rapporto con le parti».

La sua campagna elettorale è caratterizzata dal motto “Biella città aperta”. Ci può spiegare come nasce?
«Diciamo che può essere vista come una risposta alle politiche leghiste. Noi vogliamo una città che sia viva, che sia aperta alle realtà del volontariato, dell’associazionismo, della cooperazione. Non una città vittima della paura. Per questo il nostro motto».

In questi cinque anni i finanziamenti ai Comuni sono diminuiti in modo sostanziale, voi rivendicate comunque il mantenimento dei servizi e l’attenzione al sociale, mai calata.
«Non sono certo stati anni semplici, abbiamo dovuto effettuare importanti tagli di spesa, ma siamo riusciti a mantenere invariati i servizi, diminuendo anche di un 15%-20% la pressione fiscale, aspetto dovuto all’eliminazione dell’Imu sulla prima casa e alla revisione del piano finanziario sulla raccolta rifiuti. Inoltre abbiamo ridotto da 50 a 38 milioni di euro l’indebitamento, in linea con le passate legislature».

Che ruolo può avere Città studi nel futuro di Biella?
«Stiamo vivendo un momento di grande cambiamento, in cui Città studi può inserirsi benissimo. Sappiamo che nei prossimi anni ci sarà bisogno di tante persone specializzate, soprattutto per il settore del tessile. Bene, Città studi può essere il punto di riferimento per la formazione».

A Biella sono molti gli insediamenti industriali dismessi, molti anche nelle vicinanze del centro. Cosa può fare il Comune, non essendo proprietario, per promuoverne il recupero?
«Andare incontro alle esigenze dei privati, attraverso il piano regolatore. E penso in questi anni all’operazione del supermercato in via Ivrea, operazione che il consiglio comunale ha votato in deroga al piano regolatore stesso. Abbiamo grande attenzione nei confronti dei proprietari e ci muoveremo sempre in questo senso, nei limiti di legge naturalmente».

Sindaco Cavicchioli, perché gli elettori dovrebbero rivotarla?
«Innanzitutto per dare continuità a quanto fatto in questi cinque anni. E poi perché ho una squadra serissima e coesa che lavora con me da cinque anni e non si è assistito alle liti che avevano caratterizzato le legislature precedenti con rimpasti di giunta e altro. Abbiamo dedicato il nostro tempo al bene della città».

Enzo Panelli


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Il mio intervento su La Stampa

È iniziata l’ultima settimana prima del voto e i media dedicano spazio a tutti i candidati e ai loro programmi. “La Stampa” lo ha fatto nell’edizione di domenica 19 chiedendo poche righe a ciascun aspirante sindaco. Questo è il mio contributo.

In questi anni abbiamo pensato al bene della città: abbiamo portato all’80% la raccolta differenziata, abbiamo contribuito a rendere meno inquinata l’aria, siamo andati incontro alle famiglie con gli sconti su mense scolastiche e gli asili nido e con gli abbonamenti scontati ai bus per studenti, anziani e disoccupati. Ci siamo occupati di chi è in difficoltà non toccando i fondi ai servizi sociali e raddoppiando il dormitorio pubblico. Abbiamo combattuto l’evasione fiscale, rendendo le imposte più sostenibili per chi ha sempre pagato.

Non ci basta. La “Biella città aperta” che abbiamo in mente avrà diritti uguali per tutti, una finestra aperta sul mondo con la candidatura Unesco e la valorizzazione di ogni forma di creatività, punterà sull’orgoglio per le sue eccellenze, dalla montagna al tessile. E sarà una città a misura d’uomo con servizi alla portata di tutti e una qualità della vita alta. Per riuscirci metteremo in campo serietà, competenza e unione, la stessa che ci ha permesso di lavorare cinque anni senza badare alle luci della ribalta e senza vacillare.


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La mia intervista su “Il Biellese” del 17 maggio

“Il Biellese” di venerdì 17 maggio ha dato spazio ai cinque candidati sindaci con una breve intervista ciascuno. Questa qui di seguito è la mia. Buona lettura

Quali sono i problemi irrisolti di Biella?

La popolazione in calo, figlia anche della minore disponibilità di posti di lavoro, e l’isolamento causato dall’assenza di collegamenti veloci verso il resto d’Italia. Abbiamo mosso passi importanti, e sono orgoglioso di esserne stato anche stimolo e promotore, sul secondo fronte, con i progetti per ferrovia, autostrada e infrastrutture digitali. Sono certo che una Biella più vicina a Milano e Torino potrà tornare a crescere.

Come immagina Biella e la sua provincia tra 10 anni?

Come un territorio vivo, che abbia trovato gli ingredienti per rinforzarsi nel saper fare che lo ha sempre contraddistinto, come una città in cui si vorrebbe vivere riconoscendone la bellezza e la qualità, come una culla di innovazione e creatività, come un luogo in cui i miei figli immaginino il loro futuro. E magari con più orgoglio e meno tendenza al pessimismo e alla lamentela.

C’è qualcosa che ha fatto in questi cinque anni e che non rifarebbe?

Penso piuttosto qualcosa che non ho fatto e che invece mi riproporrei di fare: mi sono concentrato più sull’amministrazione e meno sulla politica, intesa come tessuto di rapporti a tutti i livelli. Sarebbe sicuramente la prima lezione che metterei a frutto in caso di nuovo mandato. E vorrei avere un ufficio anche a palazzo Pella, dove c’è il grosso della macchina comunale.

Quando venne eletto disse che la sua sarebbe stata la prima vera amministrazione di sinistra della città, eppure molti attacchi le sono venuti proprio da quell’area. Come se lo spiega?

Preferisco la dialettica, anche quella a volte un po’ autolesionista di sinistra, all’adesione acritica al pensiero del leader, che mi sembra di riscontrare in altri movimenti politici. Abbiamo fatto molte cose di sinistra, dai diritti civili al sostegno ai servizi sociali, alle politiche per la famiglia (mensa, asili nido). Ma amministrare è trovare compromessi. È più facile accorgersene da questa parte della scrivania. Lo è di meno quando si sta dall’altra parte.

Lei ha sempre interpretato Biella come una città che deve accogliere i migranti: fatta salva questa visione, esiste un limite oltre il quale non si può andare?

La legge fissa i limiti, sempre considerando un valore non negoziabile: la tutela dei diritti umani. Quando lo Stato, per bocca della Prefettura, ha chiesto alla città un aiuto, abbiamo aperto edifici pubblici per centri di accoglienza temporanei. Questo è rispetto della legge. Il rispetto della dignità degli esseri umani, italiani o stranieri, in difficoltà, passa dal tendere loro la mano anziché guardarli come minacce. Lo stiamo facendo con il nuovo dormitorio in fase di ultimazione.


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La Biella-Santhià elettrificata, una vittoria per la città

Finalmente. Non esiste parola più adatta per commentare la notizia, diffusa ieri dall’ufficio stampa del Ministero delle Infrastrutture, dell’entrata in vigore del contratto di programma tra il Ministero stesso ed Rfi, l’azienda che gestisce la rete ferroviaria italiana. È il documento che comprende, tra gli oltre 13 miliardi di investimenti da qui al 2021, anche l’elettrificazione della Biella-Santhià. Quella, per intendersi, che, senza i ritardi ascrivibili alla non azione del Governo negli ultimi mesi, avrebbe già dovuto essere un cantiere aperto da novembre dell’anno scorso.

I mesi di ritardo accumulati sono una nuvola che non cancella del tutto la luce della nostra soddisfazione. Se è stato compiuto oggi questo importante passo in avanti per collegare Biella al resto del mondo, lo si deve a un percorso che parte da lontano, dalle prime riunioni in municipio e nella sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, a cui pian piano si è unito tutto il territorio, da chi produce a chi amministra fino a chi governa. Un territorio che ha ascoltato i nostri appelli e si è, per una volta, coalizzato per un fine comune senza se e senza ma. L’impegno della Regione, con il presidente Chiamparino e il consigliere Barazzotto in prima fila, della Provincia, dell’Unione Industriale, della Fondazione Crb, dei parlamentari del Biellese, senza distinzione di schieramento, oggi ha raggiunto un traguardo.

Ma deve essere solo una tappa: è nel nostro programma e nella nostra volontà di ripetere la stessa esperienza sulla Biella-Novara, spingendo perché la città sia collegata con treni diretti e rapidi a Torino e Milano. L’esperienza dice che ce la possiamo fare. Non smetteremo di lavorare perché accada.


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Il Polo Urbano della Creatività nella vecchia biblioteca

Più di uno spazio extra per le attività culturali e per Informagiovani, più di un urban center per raccogliere le idee per il futuro della città, più di un semplice recupero di uno spazio pubblico provvisoriamente inutilizzato: abbiamo un’idea più ambiziosa per l’edificio di via Pietro Micca che fino al 2016 ha ospitato la Biblioteca Civica e, tempo addietro, anche il Museo.

Vorrei che diventasse la casa della creatività, anzi il Polo Urbano della Creatività. Il Puc sarà il tavolo di lavoro permanente” della città, che accoglierà tutti i rappresentanti e gli attori della creatività nel senso più ampio. E usare il termine “lavoro” è indicativo di un ruolo che dovrà essere all’insegna della concretezza.

A rendere immediatamente realizzabile il progetto ci sono i finanziamenti già garantiti con il fondo europeo di sviluppo regionale, il cosiddetto Por Fesr. Per l’ex biblioteca sono previsti cinque milioni di euro già indicati nel piano delle opere pubbliche approvato dal consiglio comunale prima della fine della legislatura. Che cosa immaginiamo nel Puc? Sarà la sede del tavolo di lavoro permanente della creatività, ma anche l’urban center di Biella. Lì avrà sede la commissione interdisciplinare che seguirà i progetti dell’Agenda Digitale. Lì sarà gestito il calendario condiviso degli eventi della città per dare massima visibilità a ogni iniziativa, indipendentemente dalla sua importanza o dimensione, che si tratti di mostre, esposizioni, concerti, dibattiti o conferenze. Il Puc stesso potrà essere sede di mostre, conferenze e corsi di formazione.

E si è pensato alla creazione di un plastico interattivo a disposizione di tutta la cittadinanza prodotto da un FabLab che potrà, in tempo reale, sfruttare tutte le potenzialità della stampa 3D per generare paesaggi urbani e nuove emozioni. Il plastico permetterebbe a tutti i cittadini e operatori del settore di giudicare i progetti dell’amministrazione sulla città e monitorare in tempo reale le trasformazioni urbanistiche e sociali. È previsto che il progetto disponga di un sito web dedicato, dove ogni cittadino avrà la possibilità di esprimersi e aggiungere contenuti, consigli e suggerimenti per una rigenerazione urbana condivisa.

Dal nucleo del Polo urbano della creatività potranno nascere altre iniziative: sul solco della nostra candidatura Unesco, che fa leva proprio sulla creatività e sul “saper fare”, potremo pensare a rendere Biella la sede di un festival della creatività, che parta a piccoli passi con l’obiettivo di svilupparsi e di attirare verso di noi l’attenzione e le persone.


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Due o tre cose sul (presunto) caso Reload

C’è un diffuso malintendere l’intervento di un’amministrazione – qualsiasi – in ambito culturale. La qualità della vita di una città e di un territorio passa anche attraverso un’offerta accessibile agli eventi culturali. Col significato che non siano eventi elitari, ma alla portata della popolazione in rapporto alla qualità e alla dimensione dell’evento. Ciò non vuol nemmeno dire che questi eventi debbano essere gratuiti. L’intervento di una sana amministrazione consiste nel renderli sostenibili socialmente ed economicamente, per organizzatori e pubblico.

Per questo una lettura attenta della delibera di cui si parla sarebbe oltremodo necessaria, perché recita così: “erogazione di un contributo fino a un massimo di € 10.000/00 (…) a parziale sostegno dei costi organizzativi e sempre che, dal rendiconto presentato a consuntivo dagli organizzatori, risulti uno sbilancio di importo almeno pari a quello del contributo non coperto da altre entrate”. Il chiaro significato è che questo contributo dall’entità variabile, a seconda del bilancio finale della manifestazione, è finalizzato a far sì che la stessa possa contare su un sostegno in caso di un passivo eccessivamente pesante. Anche con concerti a pagamento in programma: perché non è detto che la scommessa economica di un concerto sia sempre così favorevole, nello sbilancio tra costi di produzione e incasso. E il nostro territorio, come dimostrano esperienze passate, fatica a reggere il peso di un puro rischio d’impresa in questo settore.

Questo è semplicemente il nostro agire nei confronti di manifestazioni che hanno già mostrato credibilità e solo necessitano di essere strutturate per potersi ripetere nel tempo. Mentre certi assessori in pectore, non vedono l’ora di fare dell’assessorato il proprio palcoscenico di “politico” e “direttore artistico”. Tutto con le virgolette.


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Tutti i copia-incolla del centrodestra di Biella

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Il centrodestra di Biella ci ricasca cinque anni dopo. Forse dimenticando di essere stato sorpreso con le mani nella nutella nel 2014, quando il programma di Dino Gentile era per larghi tratti identico a quello che lui stesso aveva presentato cinque anni prima, stavolta è il candidato Claudio Corradino a presentarsi al voto con un programma che invece è copiato, in alcuni passi parola per parola, dai programmi di candidati di comuni grandi e piccoli di mezza Italia, perfino da quello di una prima cittadina siciliana, eletta nel 2015 nel Pd.

Il copia-incolla è una regola fin dalla primissima frase: «Il momento economico, sociale e storico che stiamo attraversando ha in un certo modo riportato l’attenzione su un principio che tende sempre più a essere dimenticato: la buona amministrazione». Un’affermazione a effetto che però non è farina del sacco di Corradino, né di Andrea Delmastro o Roberto Pella. La firma è di Roberto Marraccini che, nel 2013, quando la Lega era ancora orgogliosa di chiamarsi Lega Nord, fu tra i redattori delle “Indicazioni per la stesura del programma elettorale per i Comuni”, ancora disponibile sul sito web del partito. Ed, evidentemente, ancora sfruttato senza darsi pena di adattare idee e concetti al territorio che ci si candida ad amministrare, secondo una prassi che, in casa leghista, si direbbe consolidata non solo a Biella. Alla faccia del federalismo delle origini…

Basta scendere di qualche riga e giocare con Google per scoprire risultati più sorprendenti: «Un sindaco pertanto è a tutti gli effetti l’antenna dei bisogni e delle necessità della propria comunità» scrive, o meglio trascrive Corradino. Secondo i risultati del motore di ricerca, questa identica frase appare nei programmi dei candidati sindaci di Verbania, Fossombrone, Jesi, San Pietro in Casale, Poggiodomo, Opera, Brugherio, Vibo Valentia, per restare nella sola prima schermata perché – garantisce Google – i risultati sono ben più numerosi. Si tratta di programmi che spaziano dal 2013 al 2019. Ma se si vuole provare a immaginare il primo autore, bisogna arrivare al 2012, al candidato sindaco di Como Alberto Mascetti, che si presentava con un simbolo che recava ancora il nome di Bossi.

Sarebbe solo indice di fretta e scarsa cura, se il copia-incolla si fermasse alle parti discorsive e introduttive. La questione diventa più seria quando si entra nel merito dei progetti per la città, quelli che dovrebbero essere ritagliati su misura sul territorio. Come affrontare la questione sicurezza, per esempio? Partendo dai dati di polizia e carabinieri che evidenziano un calo dei reati in città? No, partendo da una frase come «Il sindaco deve farsi promotore di iniziative in collaborazione con le altre istituzioni e con le forze dell’ordine» che si ritrova quasi uguale – per esempio – nel programma del candidato sindaco di Ivrea nel 2018.

Parliamo di bilancio? Secondo il centrodestra cittadino serve una «rivisitazione complessiva del piano delle opere dando priorità a quelle ritenute più strategiche». Esattamente – parola per parola – quello che pensa il centrodestra ad Arluno in Lombardia o a Borgotaro in Emilia, per citare due esempi. Ma è importante anche la «definizione di politiche fiscali in grado di rimodulare la tassazione locale per particolari categorie di immobili» come del resto propongono anche i candidati di San Giorgio delle Pertiche (Padova) o, nel 2015, di Valguarnera Caropepe (Enna) dove però il sindaco che venne eletto con quel programma era del Partito Democratico…

Cambiando argomento, quando parla di giovani Corradino afferma: «Riteniamo doveroso sviluppare programmi di sensibilizzazione, di informazione e prevenzione per contrastare i fenomeni di violenza, bullismo e pedofilia». Esattamente quello che, con le medesime parole, proponevano i candidati sindaci di Reggello nel 2012, della già citata Como nel 2013 e di Senigallia nel 2015. Alla voce scuola c’è un’altra curiosità. Le già citate indicazioni di partito per la stesura di un programma datate 2013 sottolineavano la necessità di dare all’istruzione «un ruolo centrale nello sviluppo sociale, civile, culturale, produttivo e occupazionale della Padania». Concetto quest’ultimo che è caduto in disuso tant’è che gli strateghi del centrodestra locale hanno riportato la stessa frase sostituendo alla Padania il concetto di “nostro territorio”.

E la cultura? «Se non viene protetta e non le viene concesso di esprimersi con libertà» dicono a Biella, ma anche – e con le medesime parole – a Spoltore e a Cassano d’Adda, «può diventare suo malgrado veicolo di messaggi sbagliati». L’ultima curiosità? Buona parte del paragrafo finale del programma dedicato agli animali lo si trova punto per punto non solo sul solito canovaccio inviato dal partito, ma anche su un opuscolo del Ministero della Salute che non fa altro che riassumere norme e competenze degli enti locali.

Si potrebbe andare avanti (e chi avrà la pazienza di giocare con le ricerche di Google probabilmente troverebbe altre sorprese). Ma qui vorrei semplicemente rimarcare una differenza: la nostra coalizione ha lavorato per settimane con incontri, confronti di bozze e riunioni per aggiungere e riordinare idee e arrivare al programma che abbiamo presentato. Il centrodestra, e non è la prima volta, sceglie una via più semplice. Lascio ai cittadini il compito di giudicare quale sia la strada migliore, più seria e più affidabile.